Santa Giuseppina Bakita

SANTA GIUSEPPINA BAKHITA (1869-1947)

Dipinto da Riccardo Sanna

 

* "Madre Moretta" è un  fiore africano, cresciuto in Italia e sbocciato pienamente in paradiso. E' chiamata "madre", non perchè abbia avuto figli o sia stata superiore generale, ma soltanto perché le religiose Canossiane, tra le quali è stata suora, sono chiamate comunemente "madri". In realtà di lei non si  conoscono nemmeno i genitori, come resta sconosciuto il suo nome originario.  Si sa che nasce in Sudan, presumibilmente  nel 1969,  che viene rapita all'età di 7 anni e le viene imposto il nome di Bakhita, cioè "fortunata", che viene compravenduta ripetutamente sui mercati di El Obeid e di Khartoum, cambiando "padrone" cinque volte tra il 1877 e il 1883.

 

* Quando entrò nella casa del console italiano, C. Legnami, che l'aveva "comprata" (vorremmo poter dire " riscattata") al mercato degli schiavi, per la prima volta dal giorno del suo rapimento Bakhita  si accorse, con piacevole sorpresa, che nessuno, nel darle comandi, usava piu lo staffile; anzi la si trattava con maniere affabili e cordiali. Tre anni più tardi Bakhita chiede di essere portata in Italia dove diventa bambinaia in una famiglia di amici del console, nel Veneto, dove conoscerà l'Istituto delle Figlie di Maddalena di Canossa di Venezia: qui chiese di conoscere quel Dio che fin da bambina "sentiva nel cuore senza sapere chi fosse".

 

* Lei che ha conosciuto le umiliazioni e le sofferenze fisiche e morali della schiavitù  (le rivivrà come incubo nell'agonia),  in un convegno, alla domanda su  cosa avrebbe fatto, potendolo, ai suoi rapitori, rispose: "se incontrassi quei negrieri che mi hanno rapita, e anche quelli che mi hanno torturata, mi inginocchierei a baciare le loro mani, perchè... se non fosse accaduto ciò, non sarei ora cristiana e religiosa". Parole che rivelano cosa sia stato per Bakhita avere conosciuto Gesù Cristo ed essere stata battezzata a 21 anni prendendo, appunto, il nome di Giuseppina.

 

* Vorrà appartenere totalmente al suo Signore - che  chiamava "el me Paron, il  mio vero Padrone " e per questo decide di farsi suora canossiana emettendo i voti nell'Immacolata 1896: aveva 27 anni e godeva la libertà che la legge italiana le assicurava. Per oltre 50 anni si dedicò al servizio di cuciniera-guardarobiera-portinaia  nella casa delle Canossiane di Schio (Vicenza) dove la sua umiltà, la sua semplicità, il suo costante sorriso conquistarono il cuore delle suore, di tutti. Le sue mani si posavano dolci e carezzevoli sulle teste dei bambini che ogni giorno frequentavano la scuola dell'Istituto. La sua voce amabile, con l'inflessione delle nenie cantate nella sua terra, giungeva gradita ai piccoli, confortevole ai poveri e ai sofferenti, incoraggiante a quanti bussavano alla porta dell'Istituto. Qui  morì  in fama di santità nel 1947, l'8 febbraio che è il giorno della sua memoria, e qui si venerano le sue spoglie mortali, dopo la canonizzazione avvenuta nel 2000.

 

 

* Nel vicentino circola l'episodio di una visita fatta dal nuovo vescovo di allora alla casa delle Canossiane di Schio: incontrando inaspettatamente la "madre Moretta" esclamò sorpreso: cosa fa lei qui? E la suora, con candore altrettanto sorprendente e in dialetto: "quello che fa lei signor.., la Volontà di Dio". Si sentiva amata e condotta per mano da Colui che l'aveva portata a sè per vie misteriose. Nella chiesa di Gesù Operaio la vetrata a lei dedicata è visibile nell'alto del matroneo e dall'esterno, nella parte destra della facciata; non mostra, come in altre foto, il sorriso rattristato,  ma seriamente ci parla, incoraggiandoci: "sapeste che grande grazia è conoscere Dio"!

 

 

(sintesi di d .Zeno Daniele, maggio 2015)

 

 

 

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