Sant'Antonio Abate

SANT'ANTONIO ABATE (250-356)

Dipinto da Riccardo Sanna

* Impressiona a prima vista l'antichità di questo conosciutissimo Santo  e la sua longevità: 106 anni vissuti per la maggior parte in una austerità che ha dell'incredibile, del prodigioso:  volontarie privazioni,  durissime penitenze, prolungati isolamenti come quello, durato 20 anni, in una fortezza presso il Mar Rosso dove c'era solo una sorgente d'acqua e dove il pane gli veniva calato due volte l'anno. La sua ascesi è iniziata dall'ascolto dell'invito di Gesù - se vuoi essere perfetto va, vendi quello che possiedi e dallo ai poveri - messo in pratica alla lettera al punto da vendere i non pochi beni ereditati dai genitori defunti, provvedere alla collocazione dell'unica sorella a una comunità di vergini educatrici. Distribuì tutto ai poveri riducendosi a ripartire  con altri perfino il pane che si procurava con il lavoro di intrecciatore  di corde con il quale impiegava il tempo non occupato dalla preghiera e dalle letture sacre.

 

* Sant'Antonio Abate, identificato nella agiografia cristiana come il grande, è considerato il primo e il più illustre dei padri del deserto - “abate" infatti indica il padre - e del monachesimo orientale: vero  anacoreta, cioè solitario, anche se riconosciuto come punto di riferimento e maestro spirituale di discepoli che poi praticheranno il cenobitismo, cioè la vita in comune.  Dal suo esempio e dal suo discernimento illuminato sorsero infatti vari monasteri, luoghi di preghiera e di guida di fedeli desiderosi della perfezione indicata da Gesù nella unione piena con Dio Padre. Con la sua disciplina ascetica e laboriosa Antonio può essere considerato l'antesignano dell' Ora et Labora (prega e lavora)  assunto due secoli dopo dalla regola benedettina nel monachesimo  di occidente. Solitario ma non assente, Antonio all'occorrenza non esitava a lasciare l'eremo e ad uscire allo scoperto, con spirito battagliero, per difendere la  purezza della fede cristiana, combattendo eresie, sostenendo e confortando i cristiani perseguitati, come testimonia di lui il grande e contemporaneo Sant'Atanasio vescovo di Alessandria nell'antico Egitto che gli fu amico.

 

*  La sua sapienza, raccolta in 120 detti e 20 lettere, è stata tramandata dai suoi discepoli tra i quali, tardivamente e in Francia,  i Canonici Ospedalieri Antoniani, la cui vocazione originaria era quella dell'accoglienza dei malati di fuoco di Sant'Antonio - dolore misterioso oggi precisato scientificamente come herpes zoster  -  che curavano con il grasso (e alimentavano con le carni) dei maialini protetti da una campanella che li qualificava come sacri, amici di Sant'Antonio,  e come rimedio per un male temuto e bruciante. Di qui l'abbondante e fantasiosa iconografia che presenta  il santo Abate in familiarità con gli animali domestici  dei quali è considerato protettore, anche se sembra indubbia la sua consapevolezza che queste creature devono essere a servizio dell'uomo. Basti pensare che il "nostro" è invocato pure come patrono dei macellai e dei salumai!

 

* La popolarità della vita di Sant'Antonio Abate spiega il posto centrale che la sua raffigurazione ha  avuto nell'arte sacra antica e  la diffusissima venerazione che il suo nome e i suoi interventi prodigiosi  suscitano e mantengono in infiniti luoghi, sia nell'est che a ovest, nei quali il Santo del Deserto è amato con passione, invocato con irruenza, festeggiato fragorosamente: da sempre e fino ai nostri giorni, mai oscurato dall'altro taumaturgo, Sant'Antonio di Padova. Nel 2012 le reliquie del santo Abate giunsero da Arles (Francia) a Gubbio, chiesa dei "santantoniani", visitata dalla quasi totalità della popolazione. Nel 2014 è stata la volta di Sutri (Viterbo) alla vigilia della festività  di Sant'Antonio Abate che ricorre il 17 gennaio: le due Società a lui dedicate hanno organizzato una grandiosa accoglienza e popolare festa con affluenza entusiasta di tantissima gente e con un record di presenza  di cavalli e cavalieri .

 

*  In questo... Monterotondo non è da meno: ogni anno, dopo il periodo natalizio, si anima e si organizza per una festa che uno storico locale definisce "a metà tra il cristiano e il pagano": dolci, piatti tipici come le "fiammelle a zampa e i maccheroni a cento", la pittoresca cavalcata il mattino della festa e la emozionante torciata alla sera, mentre la Pia Unione affida di anno in anno l'ambita statuetta dell'amato Santo Protettore alla custodia di una famiglia benemerita per fiducia popolare e per partecipazione  fattiva nelle celebrazioni. Le comunità cristiane della città hanno sempre cercato di perseguire obiettivi di fede intorno a una tradizione secolare ben radicata e tuttavia avviata a trasformazione, come lo è la cultura imperante e la stessa pratica religiosa. 

 

* Nella Chiesa di Gesù Operaio, quarta parrocchia di Monterotondo, che entra nel 50° anniversario della sua consacrazione, Antonio Abate, il Santo di casa per antonomasia, spicca e veglia con la sua rustica e calda immagine dall'alto della quinta vetrata della parete destra e non si stanca di invitare a prendere alla lettera il Vangelo e a vincere le tentazioni diaboliche con le armi efficaci della preghiera e della penitenza.

 

 

(Ricerca e sintesi di don Zeno Daniele: settembre 2015).

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