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Chi guarda con fede alla venuta del Signore, rimane vigile e può prendere sobriamente il mondo così com’è; sobriamente però, cioè con una certa misura. Sapere che siamo diretti là, sapere qual è il fine della creazione, ci porta ad agire con sapienza e ci spinge a domandarci: “Per quale motivo il Signore ha creato queste cose?”. E allora ce ne serviamo secondo lo scopo per cui il Signore le ha create, non portandole fuori posto. Non si può, ad esempio, prendere una sveglia, aprirla e poi mettersi a giocare con i pezzettini e romperli. Quegli ingranaggi sono stati fatti per far funzionare la sveglia. Io devo rispettare il fine della creazione, non devo prendere le creature e profanarle, perché altrimenti profano il creato. Rispettando il fine della creazione e della storia che ha per centro Cristo, che è il condottiero con il quale bisogna andare al Padre, ci salviamo. “Berrei volentieri un bicchiere di vino...” - “Bevilo!” - “E se faccio una sbornia?” - “Eh, no, la sbornia no! Il Signore non vuole che tu faccia una sbornia.” - “Ma se una volta, per sbaglio, mi capita di farla?” - “Pazienza, ma cerca di stare attento perché non ti capiti una seconda volta.” Può capitare che qualche volta per sbaglio si abusi senza avvertenza e senza volontà. Ci vuole un giusto equilibrio. (M180, 5-6 del 17 maggio 1967) |