Beato Zeffirino Gimenez

BEATO ZEFFIRINO GIMINEZ MALLA, "EL PELE'" (1861-1936)

Dipinto da Riccardo Sanna

 

* Zingaro e Santo! E' il primo zingaro elevato alla gloria degli altari, il  4 maggio 1997. Il suo nome,  dal greco Zefiro, vuol dire "apportatore della vita" e in Spagna si traduce in "Ceferino", il santo del giorno in cui sembra essere nato il nostro Beato, forse a Benavent de Sangrìa, comune di Fraga, nella provincia orientale di Huesca. Naturalmente "El Pelè" è bollato come " zingaro", quindi un escluso della società: il nomadismo del suo popolo gli impedisce di frequentare con regolarità le scuole, lasciandolo quasi analfabeta e in una povertà squallida aggravata dall'abbandono da parte del padre. La prova della religiosità delle sue origini è il fatto che devono averlo portato in chiesa e battezzato lo stesso giorno della nascita: appunto, il 26 agosto. Gli zingari dicevano che "nella sua famiglia si recitava ogni giorno il Rosario". Di fatto nel Processo canonico s'è detto che  quando pregava da solo lo faceva in lingua catalana: cioè imparò le preghiere da bambino, perchè dalla gioventù in poi visse a Barbastro - città e centro diocesi -  dove si parlava soltanto spagnolo.

 

* Da piccolo imparò anche a intrecciare cesti e canestri che poi vendeva nei villaggi. A 18 anni si sposa, con il rito gitano, con Teresa Jimenez: un matrimonio che durerà più di 40 anni ma senza figli per cui adotteranno "Pepita, Giuseppina" nipotina di Teresa. A Barbastro è ritenuto un buon cristiano: nel 1903 fa da padrino di battesimo di un nipote, figlio del fratello, e nel 1912 regolarizza con il Sacramento il proprio matrimonio con Teresa. Da allora continua a crescere con la Messa e il Rosario quotidiani, facendosi notare, per la corporatura robusta e il cero acceso, accompagnando il Viatico ai malati. Molti hanno testimoniato che "portava con sè la corona e pregava il Rosario per le strade, mentre camminava, da solo o assieme ad altri". Fu uomo di profonda spiritualità ed è stato un laico impegnato tra i giovani e gli anziani, nella carità (conferenza San Vincenzo de' Paoli) e nella pietà (Adorazione notturna), nel Terz'ordine francescano. Dedicava  tempo all'educazione dei bambini, zingari e non: nelle scampagnate parlava loro della Bibbia, di Gesù, della Natura.

 

* E i cavalli con i quali è ritratto anche nella nostra vetrata? Erano parte della vita sua e della sua gente! Nel commercio di questi animali, cui si dedicò, faceva uso delle arguzie lecite in questo genere di trattative, ma non ingannò mai nessuno. Caduto nella tentazione di abbassare di tre anni l'età di un cavallo venduto... non poté dormire finchè non confessò al cliente l'inganno  e vi rimediò. Come fu assolto in un processo per vendita di due mule che risultavano rubate: con le ricevute di acquisto  poté dimostrarne la provenienza. Per la sua onestà, saggezza e spiccata personalità godeva di grande prestigio sia presso gli zingari, i "gitani" che lo consideravano loro capo, che presso i "pagi", gli altri: era arbitro e pacificatore nei pregiudizi e nei diuturni contrasti:  i suoi interventi portavano a  una stretta di mano. A chi osasse bestemmiare: "Cosa ti ha fatto Iddio? Ti ha donato la vita", diceva. Come non voleva che si sparlasse dei sacerdoti e fu detenuto proprio per aver cercato di difenderne uno che veniva trascinato ingiustamente in prigione.

 

 

* Da chi e perchè? La rivoluzione del 1936 - originata in Spagna  da una turbolenta situazione economico-politica  che sfociò in conflitto sociale e odio popolare - scatenò violenza, distruzione e morte ed ebbe anche una forte connotazione antireligiosa: tra le fazioni in lotta, quelle di ispirazione marxista provocarono l'uccisione di migliaia di cattolici praticanti. Si contarono, dopo, più di 6800 preti e religiosi trucidati - tra questi anche tredici vescovi e oltre 200 suore di vita contemplativa - mentre è impossibile avere il numero dei laici, uomini e donne, uccisi per la fede.  Zeffirino Gimenez Malla  è uno di questi martiri. Sentiamolo in una testimonianza postuma : "Perquisendomi, in tasca trovarono la corona del rosario: mi sbatterono in galera accusandomi di ogni falsità. Per scarcerarmi bastava che avessi consegnato la corona del rosario e smesso di sostenere i compagni di prigionia con le mie preghiere".  Quando lo fucilano, il 2 agosto, insieme al vescovo di Balbastro e altri prigionieri, l'ultimo suo grido è: "Viva Cristo Re!", mentre in mano tiene alta una bandiera e la sua corona del Rosario. Il 2 agosto si celebrerà per sempre la sua Memoria.

 

 

 (sintesi di d .Zeno Daniele, maggio 2015)

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